Una categoria di lavori a sé: immagini pensate per essere stampate su misura d’ambiente e applicate a parete o su vetro, dove il disegno non è un supporto appeso ma diventa la superficie stessa dello spazio.
Cambiano le regole rispetto alla stampa: si progetta sulla distanza di lettura reale, si tiene conto della luce e dei vincoli fisici — un angolo, un infisso, il riflesso di una vetrina — e il dettaglio va calibrato su chi passa a tre metri, non su chi guarda un foglio da vicino.
La sala d’attesa partiva da una parete scura e cieca, che chiudeva l’ambiente sul lato lungo. Il planisfero stampato la trasforma nel fondale della stanza e ne ribalta il peso: da limite a punto di fuga.
Sullo stesso piano trova posto la segnaletica per la sala conferenze, che così smette di essere un cartello applicato e diventa parte del disegno.
Per DOMUS la parete divisoria in vetro dell’ufficio era una superficie neutra, satinata e senza segni. La vetrofania porta il marchio e il payoff dentro lo spazio di lavoro.
La fascia d’erba alla base riprende il tema dell’energia green e cresce dal pavimento; la pellicola lascia passare la luce, così la parete resta leggera ma smette di essere anonima.
Per Petit, caffè & bistrot, il disegno sul vetro lavora in sottrazione: lettering e poche illustrazioni al tratto bianco — la tazza fumante, il croissant, la ciambella — che raccontano il locale senza coprire la vista sulla sala.
Il messaggio si legge dalla strada e l’interno resta visibile: la vetrina diventa l’insegna.